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Paradossi di genere

Appunti tratti dal libro "Paradoxes of Gender" di Judith Lorber, 1994; tradotto in italiano nel 1995 con il titolo di "L'invenzione dei sessi", editrice Il Saggiatore.

Il genere è così radicato nella nostra società che lo consideriamo impresso nel nostro codice genetico. Per molti è difficile credere che il genere sia frutto di una costruzione sociale costantemente ricreata attraverso l'interazione tra gli individui, e che addirittura costituisca il tessuto e l'ordine della stessa vita sociale. Eppure, come la cultura, il genere è una produzione umana che dipende dalla "creazione" continua che ogni individuo ne fa.

Ciascuno di noi "crea il genere" senza pensarci.

Il genere fa così parte della nostra vita quotidiana che i suoi segni e segnali sono caratterizzati dall'ubiquità e, per questo, li cogliamo difficilmente, a meno che non siano assenti o ambigui. In quest'ultimo caso non riusciamo a darci pace finché non abbiamo classificato l'altra persona assegnandole uno status definito, altrimenti continuiamo a sentirci disorientati.

Per l'individuo, la costruzione del genere inizia con l'assegnazione a una categoria sessuale sull'aspetto, alla nascita, degli organi genitali (tra l'altro nei paesi dotati di moderne strutture sanitarie in caso di ambiguità viene di solito impiegata la chirurgia per rendere i genitali più chiaramente maschili o femminili).

Come conseguenza, i bambini sono vestiti o agghindati in modo da rendere chiara l'appartenenza alla categoria, dato che i genitori non vogliono sentirsi chiedere continuamente se il loro piccolo è una bambina o un bambino. Una categoria sessuale diventa uno status che segnala l'appartenenza a un genere attraverso la scelta del nome, dei vestiti e l'uso di altri indicatori. Non appena il genere del bambino è evidente, questi viene trattato dalle altre persone in maniera differente da come vengono trattati i bambini appartenenti all'altro genere. Il bambino risponde a queste distinzioni provando sentimenti diversi e comportandosi in modo differente. Quando inizierà a parlare riferirà a se stesso già come a un membro di un particolare genere. Il sesso non entra in gioco fino alla pubertà, ma allora, i sentimenti, i desideri e le pratiche sessuali sono già stati modellati dalle norme e dalle aspettative legate al genere. I ragazzi e le ragazze adolescenti si avvicinano e si allontanano tra loro in cerimonie di corteggiamento in cui i ruoli sono basati sul rispetto di un elaborato codice di comportamento differenziato secondo i generi. Il genere diversifica anche il ruolo di genitori, assegnando alle madri e ai padri prospettive differenti e compiti distinti. Il lavoro che gli adulti svolgono, come madri e padri, operai e dirigenti, plasma le esperienze di vita di uomini e donne. Proprio queste esperienze producono modi diversi di sentire, di essere consapevoli, di entrare in relazione, come pure differenti abilità: modi di essere che chiamiamo femminili o maschili. Tutti questi processi realizzano la costruzione sociale del genere.

Gli individui vengono classificati come "bambine e bambini", "ragazze e ragazzi in età da matrimonio", uomini e donne nel pieno della maturità", creando similitudini e differenze e assegnando loro ruoli e responsabilità diverse. Da queste differenti esperienze di vita nascono caratteristiche, sentimenti, motivazioni e ambizioni individuali grazie a cui i membri di tali gruppi distinti diventano tipi di persone diverse. Il processo di differenziazione per genere e i suoi risultati vengono legittimati attraverso la religione, la legge, la scienza e l'intero insieme di valori della società.

Per poter comprendere il genere come istituzione sociale, è importante distinguere il comportamento umano da quello animale. Gli animali nutrono se stessi e la prole finché questa non è in grado di provvedere autonomamente all'alimentazione. Gli esseri umani devono produrre non solo cibo ma anche abitazioni e vestiti. Inoltre, se il gruppo a cui appartengono diventa sociale, devono anche insegnare ai figli come svolgere queste funzioni secondo i criteri dettati dal particolare gruppo di appartenenza. In questo processo, gli esseri umani ricreano il genere, la famiglia, il legame di parentela e una divisione del lavoro, ovvero istituzioni sociali che non esistono tra gli animali. Le differenze sessuali degli animali non sono assolutamente paragonabili alle distinzioni tra i generi sessuali che si osservano negli esseri umani: il loro legame di gruppo non è uguale al vincolo umano di parentela, il loro accoppiamento non è regolato dal matrimonio e le gerarchie di predominio non sono equivalenti ai sistemi di stratificazione dei poteri presenti nelle società umane. Gli animali si dividono in gruppi sulla base del sesso e dell'età, e di categorie relazionali che sono differenti fisiologicamente, ma non socialmente. Al contrario, gli esseri umani creano categorie fondate sul genere e sull'età che sono diverse dal punto di vista sociale e non necessariamente da quello fisiologico.

Per gli animali raggiungere la maturità fisica vuol dire essere in grado di fecondare o di concepire: indicano questa condizione l'andare in calore e l'attrazione sessuale. Per gli umani, benché l'avvento fisiologico della pubertà sia segnalato da caratteristiche sessuali secondarie, e' l'inizio della maturità sociale, il raggiungimento della condizione di adulti, a essere ritualizzato in vari modi a seconda del genere. Gli esseri umani hanno rituali che segnano il passaggio dall'infanzia alla pubertà e dalla pubertà alla condizione di adulti, come pure li hanno per il matrimonio, la nascita dei figli e la morte; per gli animali non è così. Dal momento che i neonati e i morti vengono differenziati a seconda che siano maschi o femmine, si presentano diverse cerimonie per celebrare la nascita di bambine e bambini, e a volte distinti riti funebri per uomini e donne. I riti che celebrano la pubertà, il matrimonio e l'acquisizione del ruolo di genitori sono caratterizzati dalla distinzione tra i generi sessuali e creano una "donna", un "uomo", una "sposa", uno "sposo", una "madre" e un "padre". Gli animali non hanno condizioni equivalenti a queste.

Negli animali l'accoppiamento, l'alimentazione e l'allevamento sono comportamenti generati dall'istinto e dall'apprendimento per imitazione, e sono determinati, a livello fisiologico, dal sesso e dall'età. Negli esseri umani questi comportamenti vengono appresi, rinforzati simbolicamente e prescritti attraverso una struttura sociale costruita in base a classi differenziate per genere ed età.

Le società occidentali legittimano la classificazione per generi sostenendo che tutto dipende dalla costituzione fisiologica, ovvero dalle differenze che femmine e maschi manifestano nella procreazione. Ma il genere e il sesso non sono equivalenti e, come costruzione sociale, il genere non deriva automaticamente dagli organi genitali e della riproduzione, che sono i principali elementi di differenziazione tra femmine e maschi. Nella costruzione delle condizioni sociali, differenze fisiologiche quali il sesso, il grado di sviluppo, il colore della pelle e la taglia sono caratteristiche piuttosto grossolane che non producono le classi sociali relative al genere, all'età e alla razza, le quali sono invece costruite attentamente attraverso opportuni processi di insegnamento, apprendimento, emulazione e rafforzamento. Qualunque contributo dato alle istituzioni sociali dalle caratteristiche genetiche, dagli ormoni e dall'evoluzione biologica degli esseri umani, viene trasformato dalle pratiche sociali sia materialmente sia qualitativamente. Ogni istituzione sociale ha una base materiale che la cultura e le consuetudini di una società trasformano in qualcosa di qualitativamente diverso per strutture e limiti. L'economia è molto di più che produrre cibo e beni da distribuire ai fruitori; la famiglia e la parentela non sono la stessa cosa che avere rapporti sessuali e procreare.

In modo analogo, il concetto di genere non può essere considerato equivalente alle differenze biologiche e fisiologiche esistenti tra le femmine e i maschi degli esseri umani. I suoi elementi costitutivi sono "classi sociali costruite". Le società occidentali hanno solo due generi, "uomo" e "donna". Altre società possiedono invece tre generi differenti: uomini, donne e "berdache" (fra gli indiani d'America) oppure "hijra" (in India) o "xanith (nell'Oman)". Questa terza categoria indica individui che biologicamente sono maschi ma che si comportano, vestono, lavorano e sono trattati dal punto di vista sociale come donne; quindi non possono essere definiti uomini e nemmeno donne con caratteristiche femminili: nella nostra lingua sono "donne maschili". Altre società che hanno istituzionalizzato gli uomini appartenenti a un terzo genere sono i Koniag in Alaska, i Tanala in Madagascar, i Mesakin nella Nubia e i Chukchee in Siberia. Tra gli africani e gli indiani americani esistono società che hanno un genere chiamato "donne dal cuore maschile": si tratta biologicamente di femmine, che però lavorano, si sposano e assumono il ruolo di genitori in qualità di uomini; il loro stato sociale è quello di "uomini femminili".

I transessuali e i travestiti delle odierne società occidentali sono gli equivalenti più prossimi a questi generi di transizione, con la differenza che non vengono istituzionalizzati come un terzo genere. Biologicamente i transessuali sono maschi e femmine che hanno subito operazioni chirurgiche di cambiamento del sesso per modificare gli organi genitali. Hanno fatto questa scelta per rendere coerente la propria anatomia con il genere con il quale personalmente si identificano. Non diventano un terzo genere: si limitano a cambiare genere. I travestiti sono maschi che passano per donne e femmine che passano per uomini, ma non intendono sottoporsi a un intervento per cambiare sesso. I loro modi di vestire, di apparire e di comportarsi rientrano nell'insieme di quanto ci si aspetta dai membri del genere originariamente opposto al loro. Di fatto, anche i travestiti cambiano genere, qualche volta temporaneamente, altre volte per la maggior parte della propria vita.

Per lavorare come musicista jazz, un'occupazione maschile, Billy Tipton, una donna, ha vissuto la maggior parte della vita passando per uomo. E' morta recentemente a settantaquattro anni, lasciando una moglie e tre figli adottivi per cui era stata rispettivamente marito e padre. E naturalmente ha lasciato anche i musicisti con cui ha suonato e viaggiato e che la consideravano "uno dei ragazzi". Ci sono altre storie cosi', ovvero di donne che sono passate per uomini per poter svolgere un lavoro maschile più prestigioso e remunerativo.

Dunque i generi non sono né legati a un substrato biologico, né dotati di confini invalicabili. I passaggi di individui e di gruppi socialmente organizzati da un genere all'altro richiamano l'attenzione sulle "dissonanze culturali, sociali o estetiche". Questi generi bizzarri, devianti o di terzo tipo ci mostrano qualcosa che normalmente diamo per scontato: che le persone "imparano" a essere donne e uomini. Gli uomini che si travestono per rappresentazioni teatrali o per piacere, spesso imparano dai giornali femminili come "esprimere l'essere donna" in modo convincente. Il travestitismo costituisce la prova diretta del fatto che il genere è costruito, tanto che Marjorie Garber arriva a sostenete che esso ha "lo straordinario potere […] di sconvolgere, svelare e sfidare, mettendo in discussione la nozione stessa di identità "originaria" e stabile".

E' difficile osservare come viene costruito il genere perché ci sembra scontato che tutto derivi dagli aspetti biologici, dagli ormoni o comunque dalla natura umana. Le differenze tra donne e uomini appaiono talmente ovvie da farci pensare che il ruolo svolto dalla società in questo senso sia insignificante. In realtà, tra gli esseri umani, le femmine e i maschi sono fisiologicamente più simili nell'aspetto di quanto lo siano i due sessi in molte altre specie animali e le somiglianze superano le differenze nei lineamenti e nei comportamenti. Senza l'uso intenzionale, differenziato per genere, dell'abbigliamento, delle pettinature, dei gioielli e dei cosmetici, donne e uomini sarebbero ancor più somiglianti (quando negli Stati Uniti, a metà degli anni sessanta, per gli uomini erano di moda l'abbigliamento unisex e i capelli lunghi, è stato recuperato l'uso di barba e baffi per consentirne l'identificazione del genere).

La facilità con cui, nelle società occidentalizzate, molte donne travestite passano per uomini e molti uomini travestiti per donne, è favorita dalla difficoltà di identificare il genere che si incontra nel caso di persone che indossano jeans, maglietta e scarpe da tennis. Capita di rivolgersi a uomini con i capelli lunghi dando loro della "signorina", mentre spesso le donne con i capelli coti sono scambiate per uomini, a meno che la potenziale ambiguità non venga eliminata con appositi contrassegni che indicano il genere.

A dispetto della facilità con cui possono essere attraversati i confini tra i generi, nell'ambito lavorativo, nelle relazioni sociali e nelle produzioni culturali continua a esistere uno status determinato dal genere. I transessuali non ne mettono in discussione la costruzione sociale. Il loro obiettivo è quello di diventare donne con caratteristiche femminili e uomini con caratteristiche maschili. Chi non vuole cambiare la propria anatomia, pur volendo modificare il genere sessuale del comportamento, quando deve stabilire una propria identità sociale, se la passa peggio. Le donne che Holly Devor ha chiamato "miscelatrici di generi" ("gender-blenders") portano i capelli corti, indossano pantaloni unisex, camicie, scarpe basse e non si truccano né usano i gioielli. La loro identità di genere era quella di donne ma, dato che rifiutavano di apparire "femminili", erano costantemente scambiate per uomini. I posti dove più spesso si verificavano spiacevoli equivoci erano i bagni pubblici; ripetutamente queste donne riferivano dell'umiliazione provata nell'essere rifiutate o espulse dai bagni per signore. Per di più, colmo dell'ironia, alcune sostenevano che si sarebbero sentite come dei travestiti se avessero dovuto indossare abiti femminili, mentre due di loro dicevano di essere state definite proprio così quando lo avevano fatto. Per risolvere l'ambiguità che caratterizzava il loro status di appartenenza a un genere, si identificavano con le donne in privato e passavano per uomini in pubblico, al fine di evitare le molestie per strada, di ottenere lavori maschili e, qualora fossero lesbiche, di esprimere più facilmente davanti alla gente i propri sentimenti alla loro amata. Quando potevano, trovavano più facile passare per uomini che provare a cambiare le nozioni stereotipate di come le donne dovrebbero apparire.

Quindi, paradossalmente, il fatto di passare da un genere all'altro o di piegarne le regole non scalfisce, anzi preserva i confini tra i generi. Nelle società che hanno soltanto due generi, questa dicotomia non è disturbata dalla presenza dei travestiti, dato che la loro ambiguità è solo temporanea e che "di sotto sono realmente uomini o donne". Dopo un intervento chirurgico di cambiamento di sesso, i transessuali finiscono per assumere, rispetto al genere, una condizione sociale convenzionale: "uomini" o "donne" con i giusti genitali. Quando le donne si vestono in modo maschile per ragioni d'affari, rivelano che in quelle situazioni vogliono essere trattate allo stesso modo degli uomini; quando vestono in maniera femminile vogliono essere prese in considerazione come donne.

Sebbene le differenti combinazioni di organi genitali, forme corporee, modi di vestire, atteggiamenti, sessualità e ruoli possano produrre tipologie infinite di esseri umani, l'istituzione sociale del genere si fonda sulla produzione e sul mantenimento di un limitato numero di classi e su un processo di affinamento reciproco degli individui che vi appartengono. I singoli individui nascono sessuati ma non dotati di genere e gli si deve insegnare a essere maschili o femminili. Come disse Simone de Beauvoir: "Una non nasce donna, piuttosto lo diventa […]; è la civiltà nel complesso a produrre questa creatura […] che è descritta come femminile"

I bambini imparano a camminare, parlare e gesticolare nel modo prescritto per le ragazze e i ragazzi del proprio gruppo sociale di appartenenza. Nella sua analisi delle qualità comunicative presenti nel corpo umano, Ray Birdwhistell definisce caratteristiche sessuali "terziarie" queste manifestazioni del genere, frutto di apprendimento, e le ritiene necessarie per distinguere i generi, dato che gli esseri umani sono una specie debolmente dimorfa in cui gli unici indicatori del sesso sono i genitali. Paradossalmente, i vestiti spesso nascondono il sesso ma mostrano il genere.

Nella primissima infanzia, attraverso l'interazione con i genitori di entrambi i generi, gli esseri umani sviluppano sia le strutture della personalità connotate dal genere sia le inclinazioni sessuali. Gli adolescenti adeguano il proprio comportamento a quanto prescritto per il proprio genere. Scuole, genitori, coetanei e mass-media guidano i giovani verso lavori e ruoli familiari, anch'essi caratterizzati dal genere. Quando diventano adulti assumono uno stato sociale, sempre differenziato in base al genere, all'interno del sistema di stratificazione per classi presente nella società. Il genere, pertanto, è sia attribuito sia conseguito.

Che il genere sia un risultato è stato mostrato in modo drammatico dal caso di un bambino divenuto accidentalmente transessuale: aveva appena sette mesi, quando il suo pene fu distrutto nel corso di una circoncisione male effettuata. La categoria sessuale del bambino fu trasformata in "femminile" e verso i diciassette mesi di età gli venne costruita chirurgicamente una vagina. Ai genitori fu detto che avrebbero potuto crescere con successo il piccolo (che aveva un fratello gemello) trattandolo come una bambina. I dottori assicurarono loro che il bambino era troppo piccolo per avere un'identità di genere formata. Il senso di appartenenza a uno specifico genere normalmente si sviluppa nei bambini all'età di tre anni, quando iniziano a raggruppare gli oggetti e a riconoscere che anche la gente che li circonda può essere organizzata in categorie: grandi, piccoli; dalla pelle chiara, dalla pelle scura, ragazzi, ragazze. Tre anni è anche l'età in cui l'aspetto dei bambini comincia a essere ritualmente differenziato in base al genere, normalmente tagliando i capelli ai ragazzini e vestendoli con abiti chiaramente maschili.

I genitori del bambino accidentalmente transessuale capovolsero il loro atteggiamento in modo da rendere femminile il piccolo. Ed ebbero successo. Abitini increspati, nastri per capelli e gioielli crearono una certa vanità, eleganza e "grazia". Cosa ancor più significativa, fu reso femminile anche il suo carattere predominante, che si manifestava soprattutto nelle relazioni con i suoi coetanei.

Non erano stati i geni maschili e gli ormoni a far sì che la ragazzina non fosse un maschiaccio; anche sua madre testimoniava di essere stata un maschiaccio da piccola, aggiungendo inoltre di aver avuto serie difficoltà ad acquisire modi femminili, nonostante fosse cresciuta "normalmente" come femmina, difficoltà sicuramente maggiori rispetto a quelle incontrate dal/la proprio/a figlio/a dopo la ricostruzione fisica. Per entrambe, la creazione del genere non aveva tenuto conto di alcuna caratteristica innata.

La gente continua a imporre norme relative al genere sotto il peso della morale e della pressione sociale diretta. Pensate a quante istruzioni per trasmettere il rispetto di un comportamento adeguato dal punto di vista del genere sono impartite dai genitori ai figli.
Le norme relative al genere sono inscritte nel modo in cui la gente si muove, gesticola e persino nella maniera in cui mangia.

Sandra Bem sostiene che, essendo il genere un potente "schema" che organizza il mondo cognitivo, si deve combattere una strenua battaglia per fare in modo che il proprio figlio non ricada negli atteggiamenti e nei comportamenti da esso connotati. Nel 1972, "Ms. Magazine" pubblicò un esperimento ideale di Lois Gould che si poneva il problema di come crescere un bambino senza fornirgli una caratterizzazione di genere. L'esperimento richiede che sia nascosta a tutti, con l'eccezione dei genitori, la vera anatomia del bimbo e che questi non venga trattato né da maschio né da femmina. Il piccolo, chiamato X, comincia di conseguenza a fare tutte le cose che fanno i bambini e "anche" le bambine. L'esito della prova è così positivo che tutti i bambini che a scuola frequentano la stessa classe di X vogliono apparire e comportarsi come lui/lei. Alla fine della storia viene chiesto agli sperimentatori cosa accadrà a X crescendo. Gli scienziati rispondono che a quel punto sarà piuttosto evidente che cosa è X, alludendo al fatto che gli ormoni avranno agito rivelando se sia femmina o maschio. La fine del racconto, ambigua ed in certa misura contraddittoria, è lasciata in sospeso da Gould, né lei né noi abbiamo idea di come sarebbe dal punto di vista sociale e sessuale un adulto cresciuto in modo totalmente androgino. I fattori ormonali non creano né il genere né la sessualità, ma introducono solo delle caratteristiche sessuali secondarie; il seno, la barba e le mestruazioni non producono la condizione sociale di uomo o di donna. In effetti, è proprio durante la pubertà, quando le caratteristiche sessuali divengono evidenti, che la maggior parte delle società sottopone i propri adolescenti ai più importanti riti di passaggio, ovvero ai riti che assegnano ai giovani, in maniera completa e ufficiale, un determinato genere: solo allora sono pronti a sposarsi e a diventare adulti.

Attraverso la scelta del nome, gli annunci di nascita e i vestiti, la maggior parte dei genitori prepara per i propri neonati un mondo che sarà condizionato dal concetto del genere. Le relazioni dei bambini con le persone di entrambi i generi che si prendono cura di loro strutturano il processo di autoidentificazione e la personalità. Attraverso lo sviluppo cognitivo, i figli selezionano e utilizzano gli atteggiamenti appropriati e rifiutano quelli che non lo sono, per imparare come comportarsi sia con chi appartiene al medesimo genere, sia con chi è della stessa razza, religione, gruppo etnico e classe sociale.

Di fatto per gli esseri umani non esiste alcuna femminilità o mascolinità, effeminatezza o virilità, condizione di donna o di uomo, ma una volta che il genere è stato attribuito, l'ordine sociale costruisce e fa seguire agli individui regole e aspettative differenziate in tal senso.

Le consuetudini della vita quotidiana caratterizzate dal genere riproducono una visione della società che stabilisce come gli uomini e le donne dovrebbero agire.

La diffusione del genere come fattore strutturante la vita sociale richiede che le classi da esso connotate siano chiaramente differenziate. Attitudini, preferenze sessuali, identità, personalità, interessi e modi di interagire moltiplicano, separandole, le esperienze fisiche e sociali degli individui, le quali però, rispetto al genere, nelle culture occidentali sono organizzate in due sole classi riconosciute socialmente e legalmente: "uomo" e "donna".

Nella costruzione sociale del genere, non importa cosa in effetti facciano gli uomini e cosa le donne, e nemmeno se si tratta della medesima attività. L'istituzione sociale del genere sottolinea solo che quanto essi fanno viene "percepito" come differente.

Se donne e uomini sono impegnati nei medesimi compiti, di solito per mantenere una differenziazione tra i generi, vengono applicate forme di segregazione nei luoghi di lavoro. Spesso alle medesime mansioni si danno titoli differenti, come "segretaria esecutiva" e "assistente amministrativo". E se le differenze tra uomini e donne incominciano a sfumare, entra in azione il "tabù di uniformità". Nel 1976, l'anno in cui le donne furono ammesse per la prima volta a West Point, si riporta che a un ballo di rock and roll organizzato nella prestigiosa accademia militare, gli amministratori della scuola "furono turbati nel vedere ballare coppie speculari composte da individui che portavano capelli corti e pantaloni grigi". Fu allora introdotta una regola per la quale le donne cadetto in occasioni simili avrebbero potuto ballare solo se avessero indossato la gonna. Negli Stati Uniti, alle donne reclute nei corpi della marina militare è richiesto di essere truccate con eleganza, almeno con rossetto e ombretto, di curarsi la pettinatura, di mantenere un certo portamento e di rispettare l'etichetta. Questa femminilizzazione fa parte di una politica che vuole renderle chiaramente distinguibili dai militari uomini (Il tabù riguardo alla somiglianza tra maschi e femmine riflette l'omofobia dell'esercito militare statunitense. Se non si può distinguere chi possiede un pene da chi ha una vagina, come si potrà determinare di primo acchito se l'interesse sessuale di una persona è etero- o omosessuale?).

Se le differenze fossero genetiche, fisiologiche o ormonali, le modificazioni o le ambiguità di genere si verificherebbero solo negli ermafroditi, che sono nati con cromosomi e genitali non chiaramente femminili o maschili. Invece, essendo tali differenze costruite socialmente, tutti gli uomini e tutte le donne possono mettere in atto i reciproci comportamenti, perché è noto il complesso delle regole sociali dei due gruppi: "uomo" e "donna" sono categorie allo stesso tempo vuote e straripanti. Vuote perché non hanno alcun significato finale, trascendentale. Straripanti perché anche se sembrano fisse, contengono al proprio interno definizioni alternative, negate o represse. Eppure, anche se gli individui hanno la capacità di cambiare genere, in confini tra le classi devono essere mantenuti se non si vuole veder crollare l'ordine sociale che su di esse si fonda.

Paradossalmente, è proprio l'importanza sociale delle classi che suddividono i generi e dei relativi indicatori esteriori (vestiti, atteggiamenti, segregazione) a rendere possibili, o addirittura necessari, gli slittamenti e gli scambi da una condizione all'altra. L'esistenza sociale di classi differenziate per generi produce il bisogno o il desiderio di cambiare il proprio stato. Senza le caratterizzazioni di genere, il travestitismo e forse anche la transessualità sarebbero privi di significato. Non si potrebbero indossare gli abiti del genere opposto se tutti usassero vestiti unisex. Non si ricorrerebbe alla modificazione chirurgica dei genitali per adeguarli al proprio senso di identità, se gli interessi e stili di vita non fossero diversificati per genere. Le donne non avrebbero alcun bisogno di passare per uomini per svolgere certi tipi di lavori, se questi non fossero classificati come "mestieri femminili" e "mestieri maschili".

Nella società americana le transessuali che passano chirurgicamente dalla condizione di uomini a quella di donne, se cambiano lavoro dopo l'intervento solitamente guadagnano di meno. Al contrario, i transessuali che da donne diventano uomini tendono ad aumentare le proprie entrate. Janice Raymond, una femminista radicale, sostiene che le transessuali abbiano molti vantaggi rispetto a chi nasce donna, dato che la società non le ha educate per tutta la vita all'oppressione e alla sottomissione.

 <Noi sappiamo di essere nate donne, con cromosomi e anatomia femminili. Sappiamo pure che, anche nel caso in cui la società non ci abbia educate a essere donne cosiddette normali, il patriarcato ci ha trattate e ci tratterà in futuro come tali. Le transessuali non hanno una storia simile. Nessun uomo può aver vissuto l'esperienza di essere nato donna e come tale di essere stato collocato nella propria cultura. Egli può avere una storia fatta del "desiderio" di essere donna e di "comportamenti" femminili, ma la sua è un'esperienza di transessuale, e non di donna. La chirurgia può dare artificialmente gli organi femminili esterni e interni, ma non fornisce l'esperienza di nascere donna in questa società.>

Come Raymond, anche Elaine Showalter pensa che l'essere stato o l'essere ancora uomo dia dei vantaggi alle transessuali o a chi si traveste da donna, vantaggi rispetto alle persone il cui genere è sempre stato quello di "donne". Qui è implicita l'esistenza di una superiorità determinata dalla qualità dell'esperienza fatta in passato, che non scompare con il cambiamento di genere.

Ora dovrebbe essere chiaro che il genere non ha un'essenza unitaria, ma si compone di tanti elementi sia come istituzione sociale sia come condizione individuale.

Come istituzione sociale il genere è composto da:

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"Classi sociali differenziate", ovvero i generi riconosciuti socialmente e il relativo insieme di norme e aspettative che ne consentono una codificazione dei comportamenti, degli atteggiamenti, del linguaggio, delle emozioni e degli aspetti fisici. Come siano valutate le classi sociali differenziate per genere dipende dallo sviluppo storico di ogni particolare società.

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"Divisione del lavoro", ovvero distribuzione delle attività produttive e domestiche a membri di genere differente. L'assegnazione di lavori differenziati alle diverse classi che caratterizzano i generi, rafforza la valutazione sociale delle classi stesse: più una classe è elevata, maggiori sono la considerazione, il prestigio e la retribuzione del suo lavoro.

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"Relazioni parentali", ovvero diritti e doveri presenti nella famiglia e differenziati per ogni classe che caratterizza u genere. I rapporti di parentela, connotati dal genere, riflettono e rafforzano la differenziazione dei generi basata sul prestigio e potere di cui godono.

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"Schemi di comportamento sessuale", ovvero l'insieme dei modelli che regolano il desiderio erotico e il comportamento sessuale prescritti per i differenti generi. Chi appartiene al genere dominante ha maggiori prerogative, al contrario, chi fa parte del genere sottomesso può essere sfruttato sessualmente.

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"Personalità", ovvero il complesso di caratteristiche personali modellate in base alle norme dettate dal genere, le quali definiscono il comportamento che ci si aspetta di osservare negli individui appartenenti a classi differenti, sia nelle modalità di sentire che di agire. Le altrui aspettative sociali, belle intenzioni "vis-à-vis", rafforzano e arricchiscono costantemente queste norme.

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"Controllo sociale", ovvero l'approvazione e l'incentivazione, sia formale sia informale, dei comportamenti che soddisfano le aspettative legate al genere e la stigmatizzazione, l'isolamento sociale e persino il trattamento medico degli atteggiamenti "anormali".

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"Ideologia", ovvero la giustificazione dell'esistenza di classi differenziate per generi e, in particolar modo, delle diversità presenti nella loro valutazione. L'ideologia dominante tende a eliminare ogni possibile forma di critica, facendo sembrare naturali queste differenziazioni.

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"Immaginario", ovvero la riproduzione e la legittimazione dell'esistenza di diverse classi che caratterizzano i generi attraverso le rappresentazioni culturali, l'incarnazione del genere nella lingua e nelle produzioni artistiche. La cultura è uno dei maggiori supporti dell'ideologia che giustifica l'egemonia del genere dominante.

Per l'individuo il genere è composto da:

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"Categoria sessuale" alla quale il bambino viene assegnato alla nascita sulla base dell'aspetto dei genitali. Con la medicina prenatale, questa categorizzazione precede anche la nascita vera e propria. Le categorie sessuali possono essere cambiate successivamente, attraverso la chirurgia o ulteriori indagini esplorative nei casi di incertezza.

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"Identità", ovvero il senso della propria individualità come connotata dal genere, sia nell'ambito del lavoro sia della famiglia.

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"Condizione matrimoniale e procreativa differenziata per generi", ovvero la perfetta o mancata realizzazione delle unioni, della fecondazione, della gravidanza e dei ruoli parentali consentiti o proibiti.

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"Orientamento sessuale differenziato per generi", ossia l'insieme dei fattori sessuali rappresentati dai desideri, dai sentimenti, dalle pratiche e dal processo di identificazione, che risultano schematizzati socialmente e individualmente in base al genere.

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"Personalità connotata dal genere", ovvero gli schemi introiettati dall'individuo che producono le emozioni indotte dalle norme sociali, così come vengono organizzati dalla struttura familiare e dal ruolo dei genitori.

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"Processi differenziati per genere", ossia le consuetudini sociali di apprendimento, insegnamento, assunzione di ruoli, codificazione del comportamento già appreso per risultare conformi al proprio genere (eventualmente difformi, se si è ribelli), e che consentono anche di sviluppare un'identità fondata sul genere, di "contribuire alla costruzione del genere" in qualità di membri appartenenti a una specifica classe in relazione alle altre e di comportarsi in modo sottomesso o dominante.

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"Convinzioni legate al genere", ovvero l'atteggiamento di accettazione o di resistenza nei confronti dell'ideologia che sostiene il genere.

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"Ostentazione", ovvero la presentazione di sé come persona caratterizzata da un dato genere attraverso il vestiario, l'uso di cosmetici o di ornamenti e, più in generale, di contrassegni corporei permanenti o reversibili.

Di solito si suppone che tutte le componenti sociali di un individuo siano congruenti con gli aspetti percepibili della sua costituzione fisica. Invece, la combinazione effettiva delle caratteristiche genetiche, dei genitali, dei fattori ormonali presenti nella fase prenatale, adolescenziale o adulta, e della capacità riproduttiva, potrebbe anche non rivelare un'intrinseca conformità. Tali caratteristiche potrebbero anche non coincidere con l'assegnazione a una categoria sessuale, con l'identità di genere, l'orientamento sessuale e la condizione sociale riproduttiva determinati dal genere, con l'ostentazione di un dato genere, con la personalità e i ruoli assunti nel lavoro e nella famiglia.

Come istituzione sociale, il genere è un processo di creazione di classi distinguibili dal punto di vista dell'assegnazione di diritti e responsabilità. Essendo parte del sistema di stratificazione, ovvero del sistema che ordina le classi in maniera disuguale, il genere si trova alla base delle strutture sociali fondate sulla disuguaglianza.

 Come <processo>, il genere crea le differenze sociali che definisce "donna" e "uomo". Nel corso di tutta la vita, attraverso l'interazione sociale gli individui imparano e vedono quanto si attendevano di imparare e vedere, agiscono e reagiscono nei modi che avevano previsto ed è così che allo stesso tempo costruiscono e mantengono l'ordine stabilito dal genere: "la stessa imposizione a rientrare in un dato genere si attua attraverso percorsi vari e tra loro incoerenti: essere una buona madre, essere eterosessualmente desiderabili, essere la lavoratrice giusta, insomma rappresentare una molteplicità di garanzie in risposta a una grande varietà di richieste, il tutto in una sola volta". Quasi in ogni incontro gli esseri umani producono il genere, comportandosi nei modi che avevano appreso essere i più adatti per il proprio genere sessuale, oppure resistendo e ribellandosi a queste norma. La resistenza e la ribellione sono riuscite ad alterare le norme relative al genere, ma finora solo raramente hanno intaccato le classi stabilite sulla sua base.

Dall'infanzia alla maturità, attraverso la sessualità, il ruolo dei genitori e i comportamenti messi in atto nell'ambito professionale, i modelli di interazione si arricchiscono di nuovi elementi caratterizzati dal genere. Le norme e le aspettative legate al genere sono rafforzate dal sanzionamento informale dei comportamenti inappropriati, che viene effettuato dai gruppi di pari. Simili norme vengono rafforzate anche dalla punizione formale (o dalla paura della stessa) da parte delle autorità che intendono scoraggiare gli atteggiamenti ritenuti devianti rispetto agli standard imposti socialmente a uomini e donne.

Le interazioni quotidiane in cui compare la differenziazione di genere costruiscono quest'ultimo nella famiglia, nella professione e nelle altre istituzioni le quali, a loro volta, rafforzano negli individui le aspettative ad esso legate.

Essendo parte di un sistema di <stratificazione>, il genere ordina gli uomini al di sopra delle donne della medesima razza e classe sociale. Donne e uomini avrebbero potuto essere diversi ma uguali. In pratica, il processo di creazione delle diversità dipende, in larga misura, da una differenza di valutazione.

Come sostiene Nancy Jay: "ciò che è definito, separato da tutto il resto è A ed è puro. Non-A è necessariamente impuro, un ripostiglio in disordine per il quale nulla è esterno a eccezione di A e del principio di ordine che separa A da Non-A". Dal punto di vista individuale, qualunque genere sia A, l'altro è Non-A; i confini tra i generi dicono all'individuo chi è come lui o lei, mentre tutti gli altri sono diversi. Eppure, dal punto di vista della società di solito è un solo genere a rappresentare la pietra di paragone, il normale, il dominante. L'altro è differente, deviante e subordinato. Nelle società occidentali l'<uomo> è A, la <donna> è Non-A. (Pensate che tipo di società sarebbe quella in cui la donna fosse A e l'uomo Non-A.)

L'ulteriore dicotomizzazione per razza e classe completa le graduatorie dello schema di stratificazione delle società eterogenee. Così, negli Stati Uniti, un bianco è A, un afro-americano è Non-A; la classe media è A, quella degli operai è Non-A. Le caratteristiche di queste categorie definiscono l'Altro come quello a cui mancano le stimabili qualità che invece sono esibite da chi appartiene al gruppo dominante.

In una società stratificata in base al genere, quanto viene fatto dagli uomini, proprio perché fatto da loro, è normalmente considerato maggiormente di ciò che viene realizzato dalle donne, anche se le attività sono simili o addirittura uguali.