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Rivisti e corretti gli "Standards of Care" dell'HBIGDA: perpetuando la patologia ?

... dimenticate/i dal femminismo

di Nancy Nangeroni, Executive Director, International Foundation for Gender Education (IFGE), febbraio '98 - Tradotto da Isabella

Sono appena tornata dalla mia "visita" al sito internet della Harry Benjamin International Gender Dysphoria Association (HBGIDA, Associazione Internazionale Harry Benjamin sulla Disforia di Genere) dove è presente la ottava revisione (settembre '97) del proposto nuovo Standard of Care (Standard di Cura). Francamente, sono sorpresa. Sorpresa di vedere (risvegliandomi da un sogno, immagino) che il nome di questa organizzazione - la Gender Dysphoria Association - rafforza una visione di comportamento trasgressivo dei generi, che persegue il culto della "norma" e patologizza la diversità. Il nome di questa organizzazione presume che vi sia una qualche norma di genere sulla quale tutti noi siamo d'accordo e che noi "soffrenti" di disforia di genere sembriamo non accettare.

OK, chiamatemi pure "disforica di genere", se dovete, ma non è il MIO genere che non mi piace, è l'idea comune che la società ha di quello che il mio genere dovrebbe essere che mi manca e che mi fa soffrire! E questa "Gender Dysphoria Association", dal nome stesso, presuppone che deviare da questa "norma" è insano, indice di una malattia di qualche sorta. Falso !

Il fatto è che le norme di genere non sono nemmeno negoziate, ne si è convenuto qualcosa a riguardo, ma, anzi, hanno rafforzato il forte pregiudizio verso gli individui "transgender" che continuano a scappare troppo spesso dai "professionisti" che forniscono servizi di aiuto medico e psicologico. Personalmente io spero di evitare per sempre il "trattamento" di un qualsiasi esperto in "disforia di genere". Chiunque la pensa cosi' sicuramente prima o poi mi danneggerà, mi farà del male... L'idea che esista una "normalità" di genere è in se stessa insana, non solo per quelle di noi che osano sfidarla, ma anche per i molti che vivono le loro vite per sempre rinchiusi nelle loro stesse limitazioni.

Dando una occhiata allo Standard proposto in sè, lo si trova pieno di riferimenti al "Disturbo dell'Identità di Genere" (DIG, GID in inglese, Gender Identity Disorder), usato per descrivere ogni cosa, dal travestitismo al transessualismo o anche il rifiuto di una bambina di indossare un vestito femminile! Con l'attuale movimento che si muove verso l'eliminazione del "Disturbo dell'Identità di Genere" come una categoria diagnostica di salute mentale è sorprendente e sconfortante nello stesso tempo trovare che la principale Associazione che emette degli Standard della salute medica e mentale per la comunità transgender (gli Standards of Care della Harry Benjamin IGDA), rimane solidamente radicata alle "vecchie" idee che hanno reso me, e molti dei miei migliori amici, emarginati e "sbagliati" fino al punto di arrivare quasi al suicidio.

Io vorrei suggerire a questo punto, che il problema che noi stiamo vedendo vissuto sulla pelle della comunità transgender non è sulla disforia di genere, ma piuttosto sulla "disforia di transgenere". Per alcune ragioni, anche se ancora sconosciute ai nostri esperti di salute medica e mentale, molti membri della nostra società provano un profondo disagio quando vengono messi a confronto con degli aspetti di genere che differiscono dalle loro aspettative.

[Indietro negli anni '60 questo fu chiamato "uptight"(ansioso, letteralmente), ma il termine fu abbandonato in quanto troppo "trendy" e vago. Noi ancora stiamo aspettando una breve descrizione per "l'ansia", dovuta ad alcuni elementi della loro "immagine", provata da coloro che non sopportano un immagine di genere che ricade fuori di una ristretta gamma.]

Per i membri del comitato con il compito di rivedere gli Standards of Care io ho un breve messaggio: smettetela un po' con questa "patologia", per piacere. Il vostro bisogno di patologizzarmi non è più sano del mio bisogno di indossare un vestito! E il mio bisogno di indossare un vestito è molto più "sano" della repressione, il rifiuto, l'elettroshock, dei "farmaci" o delle terapie di modificazione del comportamento che voi probabilmente non supportate, ma che il vostro linguaggio incoraggia !!!!

Alle attiviste transgender io ho un suggerimento: se volete eliminare il "Disturbo di Identità di Genere" forse un buon posto per iniziare potrebbe essere con l'Harry Benjamin Association. Essi ancora sembrano pensare che la scelta di abbigliamento è un problema politico piuttosto che di "salute". Mentre non possiamo aspettarci che i nostri "professionisti" fornitori di aiuto medico siano abbastanza furbi politicamente, noi possiamo aspettarci da loro di avere perlomeno una discreta conoscenza delle relazioni tra politica, potere e cura medica, usata comunemente per eliminare in maniera "politicamente corretta" gente imbarazzante o fastidiosa etichettandola come "insana" e incarcerandola (sia in senso fisico che metaforico del termine). Oggi noi riserviamo questo trattamento ai bambini; e siamo diventati molto più sofisticati e subdoli nel nostro uso del concetto di "salute" medica e mentale per regolare il comportamento della gente!

Per favore, smettiamola di usare gli "strumenti" di questa "regolamentazione".

E' ora e tempo che i nostri fornitori di cure mediche siano a conoscenza del loro ruolo nel "rafforzare" la "normalità" che è "decisa" da chi ha il potere, sia esso un dottore, il datore di lavoro o un genitore . E' ora che l'assistenza medico-psicologica sia decisa dal cliente, non da chi fornisce la "cura". Così come non è il venditore a decidere cosa compriamo, così il "curante" non dovrebbe decidere quale "trattamento" sia appropriato. La decisione deve rimanere nella sfera individuale della persona. Gli Standard di Cura, anche se con ottime intenzioni e utili, non di meno servono - così come sono scritti - per perpetuare quel modo disastroso di pensare che è servito a consigliare ai transessuali di abbandonare tutte le strutture di supporto, falsificare il loro passato e vivere una vita "nascosta".

Il movimento transgender fa del suo meglio nel cercare di cambiare questa cultura della patologia di genere spostandola da noi alla società. Il problema non è di differenza, ma di "ristrettezza" mentale. La cura non è medica, ma politica.

Il movimento femminista sfidò le restrizioni di genere imposte alle donne. Per il resto di noi, dimenticate (e dimenticati) dal femminismo, è il nostro turno, ora.